Suonare il flauto traverso è difficile?

Suonare il flauto traverso è difficile?

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Perché iniziare a studiare il flauto traverso?

Spesso il flauto traverso non è uno strumento che viene preso molto in considerazione poiché non fa parte degli strumenti che generalmente compongono una band o semplicemente non ha così tanta popolarità come la può avere uno strumento come la chitarra o il pianoforte.

Studiare il flauto traverso è molto difficile?” Questa è una domanda che spesso ci viene posta nelle scuole di musica. In questo articolo cercheremo di fare un po’ di chiarezza ed andremo a vedere i motivi per cui studiare il flauto traverso può essere interessante.

Il flauto traverso è uno strumento aerofono, quindi l’aria che emettiamo diventa suono

Questa caratteristica fa parte degli strumenti aerofoni, ovvero gli strumenti che facendo vibrare l’aria all’interno dello strumento producono un suono. Questo aspetto secondo me è di fondamentale importanza poiché connette il nostro respiro con la produzione del suono tramite lo strumento.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che ci si può soffermare per riflettere sull’importanza dello studio del flauto, mentre altri strumenti producono un suono pizzicando, sfregando o percuotendo una corda, uno strumento aerofono come il flauto lo produce tramite il nostro soffio e questo a mio parere crea una connessione molto particolare tra lo strumento e la persona che lo suona.

Il flauto traverso è uno strumento versatile

Si può pensare che dovendo studiare il flauto si è costretti a studiare ed eseguire solamente brani di repertorio o esercizi per migliorare il proprio livello.

Al contrario invece il flauto è uno strumento che può essere inserito in qualsiasi contesto. Un qualsiasi brano, passando da canzoni popolari alle colonne sonore dei cartoni animati, può essere adattato per essere suonato col flauto.

Suonare il flauto traverso: le tecniche di studio applicate

Quando si è alle prime armi tendenzialmente bisogna dedicare tutto l’impegno alla produzione di un bel suono. Infatti i primi esercizi che vengono eseguiti consistono nel far uscire un suono solo dalla testata del flauto, facendo lavorare principalmente i muscoli delle labbra che nella maggior parte dei casi dovranno lavorare in maniera differente da come fanno quando si soffia normalmente.

Una volta superato questo primo scoglio si passa alla fase della postura: siccome la posizione che deve mantenere un flautista quando suona non è delle più comode, bisognerà lavorare durante le prime lezioni anche alla giusta applicazione della postura in modo da evitare che quando si andrà a svolgere un esercizio col flauto, il nostro corpo non fatichi troppo nel mantenere la giusta postura.

Solo dopo aver curato bene questi due aspetti si potrà passare allo studio delle posizioni delle dita per poter suonare le note che troviamo sullo spartito per eseguire un brano.

Il flauto è uno strumento molto importante

Come abbiamo già detto spesso il flauto traverso non viene preso in considerazione per la poca popolarità, ma il suo ruolo si può rivalutare prendendo in considerazione il fatto che può essere inserito in diversi contesti.

Il fattore più importante infatti è rappresentato dalla possibilità di poter inserire uno strumento come il flauto all’interno di un ensemble musicale e dare così la possibilità allo studente di potersi confrontare con altri musicisti più o meno esperti e sperimentare determinati aspetti del suono del flauto che spesso, all’interno di un gruppo, viene messo sullo stesso piano di una voce; quindi potrà avere un ruolo da protagonista e allo stesso tempo complementare nel caso in cui ci si trovasse all’interno di un gruppo di soli flauti.

La possibilità di inserirsi in un contesto di gruppo quindi è anche importante per gli allievi più piccoli che magari per potersi divertire a tutti gli effetti con il proprio strumento hanno bisogno di suonare insieme ad altri per condividere i frutti del proprio lavoro ma soprattutto per comprendere fino in fondo l’importanza del proprio strumento e la bellezza del suo suono.

 

Parola di Michele Celata – Flautista, diplomato al conservatorio di musica Santa Cecilia